Lo scrigno di Ossian
Lainate Notizie di Dicembre 2007 pubblica a pag. 12 un articolo a cura della giornalista Francesca Noemi Coscia, dedicato allo Scrigno di Ossian.
Reale e fantastico, tradizione e rivoluzione nello Scrigno di Ossian
Amore e mistero, eros e dramma, sono solo alcuni degli elementi che si intersecano sul panorama storico segnato dalle violenze della Germania nazista, nel romanzo di esordio di Carmen Margherita Di Giglio. Ma non si tratta della "solita" Germania nazista: è questa una Germania dal volto inedito, carica di fascino, fantastica e al tempo stesso reale, poiché reale-storico e reale-immaginario si mescolano incessantemente nel corso della narrazione. Ma c'è dell'altro e molto di più. Innanzi tutto, l'impianto stilistico, che prende le distanze dalla narrativa moderna per ripristinare moduli dimenticati, rivalutandoli e rinnovandoli: un romanzo quasi "ottocentesco", in cui si inseriscono improvvisi elementi destabilizzatori che perturbano e sconvolgono le strutture tradizionali. Del romanzo ottocentesco, inoltre, non ha le descrizioni chilometriche, ma corre veloce attraverso gli eventi. La scrittura si mantiene volutamente classica e musicale, e contribuisce perciò a generare quel senso di rarefazione, già presente nel poetico incipit, che è un preludio all'imprevisto. La mescolanza dei generi lo rende difficilmente definibile in termini di "genere": Lo scrigno di Ossian è un romanzo che tocca tutti i generi e allo stesso tempo va al di là di essi. Non solo saga, non solo romanzo a sfondo storico - dove la storia è colta nei suoi riflessi sui personaggi: è anche romanzo d'avventura e d'amore… Ma "quale" amore? Poiché siamo - come dimenticarlo? - in un momento storico in cui i ruoli sociali e sessuali sono più che mai rigidi e coercitivi, e ogni deviazione da essi può essere punita con la morte. Ed è proprio prendendo le mosse dalla potenza dell'eros (un eros rievocante il mistero e gli incubi dei dipinti di Füssli), che Lo scrigno di Ossian scardina le regole, rompe e rivoluziona gli stereotipi sessuali di genere, e in questo senso è presumibilmente solo il primo passo all'interno di una trilogia che, da quanto ci è parso di capire, prevede più ampi disegni. Su questo sfondo si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Andrea, bello e innocente, a contatto con il microcosmo di Werdenstein, perde la purezza, dilaniato tra malvagità e redenzione… e se in questo suo iter può ricordare talora il Dorian di Wilde, è in realtà solo un tassello all'interno di una vicenda più complessa che non lo vede unico e indiscusso protagonista. Eguale, se non maggiore pregnanza narrativa spetterà inaspettatamente a Philipp von Rosenberg, il duca dalla figura tragica e misteriosa, che si rilancia il gioco del ruolo di "cattivo" contro il nipote Hans, dalla bellezza angelica e dal cuore crudele: prototipo, quest'ultimo, dell'ariano biondo bello e feroce, al quale sono riservati, tuttavia, aspetti inattesi e una dolorosa, lacerante vulnerabilità. Peso non secondario assumerà, nel corso degli eventi, anche l'ebreo Jacques Beaulieu, che con la sua personale filosofia, in cui si mescolano fede e ragione, si oppone al pessimismo irrazionale del duca per il quale non vi è redenzione e non vi è riscatto. Un romanzo, dunque, dalla centralità maschile, dove però "maschile" non fa rima con forza ed eroismo, ma con "verità": ed è perciò umanità e vulnerabilità. Nello Scrigno di Ossian, come in uno specchio, nulla è ciò che sembra essere, ma tutto è capovolto, poiché è solo capovolgendo ogni cosa che può essere percepito il vero volto del mondo.
Che cosa ci sarà nello scrigno di Paolina, finemente decorato con le immagini di Ossian, il re poeta e guerriero? E quali segreti nasconde la giovane zia, fuggita dalla Germania del Terzo Reich per rifugiarsi in Lucania? Il libro di Carmen Margherita Di Giglio racconta una misteriosa storia in cui i destini dei giovani protagonisti si intrecciano con misteriosi eventi, sullo sfondo della ricca provincia italiana e delle infelici vicende della dominazione nazista. Amore e morte, eros e distruzione, si alternano in un continuo equilibrio in questa storia dalle tinte forti, dove il rosso del sangue e della passione si combina al nero del mistero e dell’ambiguità, per sconfinare oltre le regole. Il giovane Andrea perde la sua purezza, e lascia che i veli dell’infanzia cadano uno ad uno, rivelandogli una realtà feroce, travolgente, in cui scoprire il nuovo Se stesso. Un libro appassionante, ricco di piacevoli e stimolanti riferimenti classici, tutti da assaporare e da scoprire.
Parlare di avventura in un contesto come quello de "Lo scrigno di Ossian" può sembrare inopportuno, non trattandosi né di un romanzo poliziesco né dell'ennesimo thriller da edizione economica. Ci troviamo infatti di fronte ad un manoscritto che si inserisce nel variegato quadro del romanzo storico, senza però fare dei topoi del genere il proprio punto di forza. Sì, perché ne "Lo scrigno di Ossian" risiedono una tale commistione di influenze che erroneo sarebbe incasellare in un unico box letterario. L'avventura di cui sopra non si snoda tra gesta eroiche né tra episodi da capogiro, quanto nel turbinio di moti che travolgono l'esistenza dei personaggi del libro.
Quello che è in gioco non è più la salvezza del corpo, la fuga dalle pressioni familiari o dalle persecuzioni naziste, quanto la redenzione di un'anima smarrita, inconsolabile, lacerata da quel "terribile sentimento che è l'amore".
Un novello Dorian, che sperimenta sulla propria pelle l'annichilimento del sentire, il bieco ricatto di uno spirito smarrito che altro non vede se non disperazione e depravazione. L'amore come catalizzatore di vita e di morte, di consolazione e disperazione. L'autrice riesce a gestire questo clichè senza scadere nella banalità del "già letto", evitando i classici scivoloni da romanzo rosa, ma proponendolo come fil rouge subliminale che innerva il susseguirsi degli eventi. I personaggi risultano complessivamente ben costruiti e caratterizzati, la trama scorre veloce tra le pagine, l'epilogo concede spazio all'immaginazione (e come potrebbe essere altrimenti essendo il primo capitolo di una trilogia?) senza lasciare l'amaro in bocca.
La letteratura della fine del XIX secolo ritrova nelle pagine de "Lo scrigno di Ossian" degna celebrazione, volontaria ispirazione e matura rielaborazione.
Silvia Colombo - articolista, ha collaborato con:
Ho letto il libro "Lo scrigno di Ossian" della scrittrice Carmen Margherita Di Giglio, e mi è davvero piaciuto. A mio parere la storia del romanzo è intrigante e particolare, con un alone di mistero che si percepisce a partire dal contesto in cui il racconto si inserisce; gli anni del Terzo Reich rappresentano di per sé un periodo buio, agghiacciante, intriso di angoscia e paura. Nel racconto è visibile il sentimento di smarrimento tipico di un periodo come quello; e lo sfondo musicale alla vita del castello rievoca tutto lo sfarzo di un mondo in decadenza.Trovo che il testo sia caratterizzato da uno stile narrativo molto elegante e da un'ottima chiarezza espositiva; persino i momenti più crudi sono descritti elegantemente. Inoltre il libro è scorrevole e si legge che è un piacere.
Come si richiede ad un buon romanzo, la trama intriga e sin dai primi capitoli si insinua il desiderio di voler conoscere come va a finire, quali sono gli sviluppi successivi, se la storia d'amore fra il protagonista maschile e la bella Paolina finirà bene oppure no, se il cugino Hans (biondo e sullo stile "bello e dannato") conosce chissà quali verità o se è solo vittima di un'accecante gelosia, quale è il significato dello scrigno e che cosa accadrà al castello di Werdenstein ed ai suoi abitanti. Brucianti sono le passioni che caratterizzano le storie dei protagonisti che, a volte vittime e a volte carnefici, nel bene o nel male, danno libero sfogo all'essenza del proprio essere.
Il personaggio che più mi ha colpita è stato Jacques Beaulieu, una sorta di figura-guida che divulga pensieri "filosofici", quasi a voler rappresentare colui che "potrebbe" avere delle risposte ed indicare la via da seguire ad un mondo che ha tante domande e troppe risposte (o troppo poche; chissà quale è quella giusta e se ne esiste una!). Che sia il portavoce della filosofia dell'autrice?
Infine resta da dire che il percorso compiuto dal protagonista Andrea Ligerio arriva ad una fine, ma viene da chiedersi: e poi? Un finale che ti la scia col desiderio di saperne di più… d'altronde è una trilogia e, come per ogni trilogia che si rispetti, l'amaro in bocca lasciato da ogni episodio è un preludio al pregustarsi il seguito.
Dott.ssa Elisabetta Megna - Settore Comunicazione e Attività Culturali Comune di Lainate - Premio "Città di Lainate"
Bellissimo, secondo me merita un bel 10!!! Mi è piaciuta però di meno la copertina. A mio parere, con un'immagine diversa, questo libro potrebbe essere un best seller!!!
Luigi Bernetti
Resto sempre emotivamente scosso e anche un po' sorpreso quando incontro un nuovo autore o una nuova autrice che sanno suscitare in me delle emozioni potenti. E perciò non posso che celebrare il talento di questa nuova scrittrice che risalta nelle sue pagine dal fascino senza tempo.
Prof. Enrico Marchi - Livorno
A dimostrazione che anche nella piccola editoria di casa nostra si celano delle perle rare. E questo romanzo è certamente un prezioso gioiello della giovane narrativa italiana.
Lettore anonimo - Milano
Uno dei pochi romanzi italiani che hanno saputo andare oltre il regionalismo ed il provincialismo (con la conseguente denuncia d'attualità) per coniugare elementi locali ad altri di spessore mitteleuropeo, realizzando una narrazione di respiro universale. Profondità filosofiche e momenti di pura godibilissima fiction si fondono nel risultato compatto di una narrazione poetica ed affascinante che scorre verso l'esplosivo finale col meccanismo perfetto di una bomba a orologeria.
Carlo Wolf
Romanzo entusiasmante da leggere tutto d'un fiato. Pieno di colpi di scena con sottofondo di note musicali che ti accompagnano dalla prima all'ultima pagina come una colonna sonora. Il personaggio del duca è indimenticabile con le sue perverse passioni: sconvolgente! Nel complesso è un vero capolavoro.
Maria Chiara
Mi ha affascinato. Un libro forte e scandaloso. Ma chi è l'uomo che non vorrebbe vivere in una Werdenstein?A quando il seguito??? però non ho capito una cosa, ma Andrea e Paolina fanno veramente l'amore?
Gigi di Torre
Ho avuto il grande piacere di leggere Lo Scrigno di Ossian in prima stesura dalle mani stesse dell’autrice. Dopo di che credo di potermi attualmente definire Ossian-dipendente! Prima di questo romanzo avevo letto il meglio di Zola, Dostojevski, Thomas Mann, Patrick Süskind, Emily Brontë, Oscar Wilde... e chi più ne ha più ne metta. Ma dopo quest’esperienza non ho più voglia di leggere altro che non sia il seguito dello Scrigno di Ossian, o almeno qualcosa scritto dall’autrice! Il modo in cui sono trattati i temi, i personaggi, l’argomento stesso, la scorrevolezza della lettura, l’eleganza dello stile e dell’insieme mi hanno conquistata a tal punto che sono in trepida attesa del seguito e la cosa mi rende a volte nervosa e intrattabile. Sollecito perciò vivamente l’autrice e spero che la mia richiesta venga esaudita al più presto! Nel frattempo voglio mettere in guardia i futuri lettori: Lo Scrigno di Ossian è un romanzo pericoloso, produce irriducibile assuefazione.
Elisa Saraceno